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Aprii lentamente le palpebre. Voltai la testa fino ad intravedere
un bagliore fioco e verde; la sveglia segnava le cinque, 48 minuti
e 31 secondi. Il tepore del sacco a pelo era invitante e mai mi
sarei sognata di sottrarmi a quellabbraccio, ma quel giorno
sentivo che qualcosa era cambiato. Mi misi seduta, stropicciandomi
gli occhi azzurri ancora assonnati, incrociai le gambe e iniziai
a guardarmi intorno: non cerano stati molti cambiamenti durante
la notte, solo i sacchi a pelo disfatti che ancora riscaldavano
i ragazzi e occupavano gran parte della camerata. Max si era ingarbugliato
in qualche modo strano nel suo, mentre Silvia era completamente
svanita sotto le coperte blu. Anastasia era già seduta sul
suo sacco e, con gli occhiali che le cadevano sul naso, sbadigliò
stiracchiandosi; osservava anche lei Cristiano e Alby sonnecchiare
beati, al calduccio nei loro due sacchi verde militare. Francesca
era sdraiata su un lato e cercava di sistemare il suo sacco a pelo
rosso per essere più al caldo. In parte a lei dormivano ancora
Elisa, Debby e Roby che, raggomitolata sotto il calore dellabbraccio
che le offriva il suo lettino provvisorio, era dolcissima.
Mi voltai ad osservare la figura esile che respirava lentamente
al mio fianco; Ellie teneva la coperta beige fin sopra le orecchie
e sul viso aveva ben stampata unespressione felice e beata,
tra le braccia stringeva ancora il volume di Nina che le avevo prestato
da leggere.
Danial era accucciato sotto la finestra bianca, mentre dal bagno
proveniva il sottomesso rumore dellacqua che scorreva e dello
spazzolino elettrico; il sacco a pelo di Simo era vuoto e il suo
inseparabile astuccio era scomparso con lui.
In fondo alla stanza, con la bocca aperta e un rivolo lucente che
gli colava sotto il mento, il nostro Dany, il pazzo del gruppo,
russava talmente tanto da far appannare i vetri delle finestre.
Ma... non era Daniele col suo russare, le finestre erano bianche
per conto loro.
Malzai. Indossavo ancora la felpa che mi ero messa la sera
prima, perché faceva troppo freddo, e i pantaloni neri del
pigiama erano talmente stropicciati da parere cartapesta. Ai piedi
solo le calze; quando sfiorai la moquette gelida percepii un brivido
salirmi lungo la schiena. Capii subito che, come al solito, il riscaldamento
non era acceso. Eravamo in quella baita da quasi cinque e già
la conoscevamo come le nostre tasche; durante quella vacanza non
cera stato mai neppure un fiocco di neve, anche se in pieno
dicembre e ad una tale altitudine ci si aspetterebbe una nevicata
da un metro! Il tempo e la montagna ci avevano profondamente delusi
e ormai la gita giungeva al termine: solo altri quattro giorni e
ce ne saremmo tornati a casa. Ormai più nessuno sperava in
un po di neve e le previsioni davano solo pioggia e sole;
le temperature rimanevano sempre sui 7° C e non avevano intenzione
di cambiare, sembrava.
Ana mi diede il buongiorno con un sorriso ancora assonnato; sbadigliò
portandosi una mano alla bocca e frugò nella sua sacca in
cerca del pettine, per lisciare i capelli castani tutti arruffati.
Ricambiai la cortesia e mi feci strada in mezzo al campo minato
di sacchi a pelo. Superai il cadavere di Massy, che ormai non era
più sul materasso tanto si era ribaltato durante la gelida
nottata. Francesca si era rassegnata a riprender sonno, quindi si
tirò fuori dal sacco a pelo sedendocisi sopra con un sospiro
seccato; anche lei rovistò per un po nella sua valigia
e indossò sopra la maglia del pigiama un maglione a strisce.
Mi salutò, mentre io continuavo ad avanzare tra i dormienti
con cautela. Era risaputo che in quello chalet le ragazze si svegliavano
sempre per prime, ma non per tal motivo avevamo il diritto di privare
i maschietti dei loro sogni fugaci.
Intanto Simo era tornato dal bagno e anche lui dovette lottare
per superare Daniele che sbavava addossato al muro, sognando Elisa,
che era a pochi metri da lui, che però non ricambiava laffetto.
Lo spintonava con il ginocchio, ma egli non si scansava proprio,
quasi per dispetto.
Danial era sveglio e mi salutò con un ciao dal suo accento
straniero, ma così dolce, da non badare alle diversità
di carnagione; anchio lo salutai:
- Allora, Dany, hai dormito bene?-
- Sì - sorrise il ragazzino alzandosi dal sacco a pelo e
dirigendosi in bagno con passo felpato, senza fare rumore: anche
a lui interessava dei suoi amici e del loro riposo.
Daniele grugnì al passaggio di Danial, che fece un balzo
sorpreso, ma presto tornò sui suoi passi.
Max si rigirò nel sacco a pelo, ingarbugliandosi ancora
di più, tra laltro; Cristiano sbadigliò e aprì
gli occhi con unespressione un po disorientata. Quando
finalmente si ricordò di essere nella baita a Breno, in compagnia
dei suoi amici e accorgendosi che erano ormai quasi tutti in piedi,
scosse Alberto per una spalla chiamandolo per nome fino a svegliarlo.
- Buongiorno!- esclamò Alby con la sua voce squillante e
un po sciocca, forse così, perché si era appena
svegliato, ma fu subito zittito dallo ssshh! insistente di Anastasia
che indicò le dolci Roby ed Elisa (solo loro, perché
Debora, di dolce, ha ben poco!).
Io continuavo ad avanzare nella camerata per raggiungere la finestra
oscurata da un paio di lunghe tende verde pino; da una fessura tralasciata
dai tendaggi trapelava uno spiraglio luminoso che andava a vellutare
i capelli di Roberta, ancora assopita.
Mi trovai davanti ai tendaggi verdi. Per non disturbare nessuno
scostai solo un lembo del largo fazzoletto per dare unocchiata
fuori. La sorpresa fu grande, quando i miei occhi azzurri furono
accecati dal candore del manto del bosco, quello che per i primi
nostri giorni alla baita ci aveva ospitato con il suo profumo di
pino e il sottobosco ghiacciato. Volevo avvertire i ragazzi, ma
dalla mia bocca non uscì nientaltro che un lungo sospiro
dammirazione: durante la notte qualcuno lassù aveva
pensato bene di regalarci un Natale doc.!
Dal cielo nebbioso si lanciavano piccole stelle candide di farina
che finivano per posarsi dolcemente sul paese. Il viottolo non si
distingueva dalla vallata erbosa: entrambi vantavano un immacolato
colore bianco brillante; la staccionata di travi di legno pareva
fatta di candida neve, così come gli alberi carichi di quel
bellissimo dono.
Il mio sguardo si spinse più in là, fino al fiumiciattolo
che avevamo esplorato il giorno precedente io, Alby, Dany e Cristiano;
nella distesa angelica scorsi un luccichio argentato, lontano, quasi
impercettibile, che attraversava la vallata da cui non si distinguevano
più neppure i massi e i ciuffi derba che prima la ricoprivano.
Al primo soffio di vento dai rami scheletrici degli abeti si separavano
piccole quantità di neve morbida che andava ad aggiungersi
a quella del terreno ghiacciato; sulla fontanella e le auto, giochi
di brina e ghiaccio riflettevano la debole luce di un sole pallido,
appena sorto, che appena rammentava il cinese sulla tavolozza del
paesaggio.
La catasta di legna che avevano raccolto i ragazzi era, pure lei,
candida e friabile, come ricoperta da zucchero a velo. Sì,
lintero paese era una composizione di zucchero dolce che ne
mascherava la monotonia che tutte le altre località montane
avrebbero noiosamente mantenuto senza una bella nevicata come quella.
Spalancai di colpo le tende pesanti facendo brillare di una luce
accecante lintera stanza. Daniele sbuffò e si portò
una mano sugli occhi a mo di visiera per non avere tutta la
luce in faccia, ma presto si svegliò dal suo letargo prorompendo
come una furia:
- Tooogoooo!- urlò in preda ad un attacco dentusiasmo.
- Ma che diavolo hai da urlare, tu?!- chiese incollerita Debora
che anche lei non era da meno in tema di furie.
- Ooh! Guardate là!- esclamò meravigliata Roberta
con la sua solita vocina flebile e dolce indicando la finestra.
Seguirono esclamazioni di stupore, meraviglia e sorpresa. Danial,
Francy, Simo e Anastasia si precipitarono alla finestra per vedere
il viale completamente innevato. Tutti parteciparono allo spettacolo
che Madre Natura ci offriva quella mattina con grande amore e impegno
per rendere il dipinto ancora più meraviglioso. Il gruppo
stette un po ad osservare la valle incantata natalizia, fin
quando dal piano di sotto ci raggiunse una voce adulta e rauca,
ma decisamente femminile, che ci avvisò della colazione.
Solo in quel momento ci accorgemmo che la branda di Orsola era vuota;
Orsola è la nonna di Anastasia e si rese disponibile per
prepararci i suoi manicaretti durante la vacanza: uneccellente
cuoca! Rispondemmo con dolcezza ed eccitazione al suo richiamo,
quindi ci alzammo dai sacchi a pelo e ci vestimmo rapidamente, con
un paio di jeans, maglioni e felpe. Per Max ci volle un po
più di tempo, visto che era rimasto intrappolato nel suo
stesso sacco a pelo e a soccorrerlo giunsero Danial, Alberto ed
io che, con non poche difficoltà, riuscimmo a liberarlo dalla
morsa delle coperte e a metterlo in piedi con leccitazione
che sfrecciava a 700 km/h nelle vene.
Nella saletta da pranzo trovammo il lungo tavolo a C cubica apparecchiato
con quattordici scodelle e altrettanti cucchiai scintillanti. In
fondo alla sala troneggiava luccicante dalle mille lucine pazze,
labete verde, addobbato a festa, con palline, angioletti,
campanelle e fiocchetti. Mancavano solo due giorni al tanto atteso
Natale e sicuramente lavremmo passato nella baita di Breno,
tutti assieme. Ci sistemammo ai nostri posti, io fra Ellie e Daniele,
e attendemmo larrivo della celebre cuoca.
Mangiammo tutti velocemente, ma senza rinunciare a scambiarci qualche
parola, prospettiva o battuta, nel caso di Dany che raccontava di
quando gli si erano congelate le scarpe dopo averle lasciate fuori
tutta la notte. Alby e Cristiano si stavano mettendo daccordo
sul cosa fare non appena sarebbero potuti uscire fuori, fra la neve;
Max sorseggiava il suo caffelatte ridendo alle battute di Dany e
Simo. Roby, Silvia, Elisa e Debby chiacchieravano fra loro, mentre
io ed Eli non riuscivamo a spiccicare una parola, neppure su qualche
sogno dei nostri miti o idee per il libro... niente. Eravamo entrambe
shockate per larrivo di tanta neve e felicità tra il
gruppo.
Sorseggiai il mio latte; il liquido caldo scese giù nella
gola, facendo cessare i brividi che mi percorrevano la schiena.
Quando tutti ebbero terminato, la combriccola raggiunse lingresso
con gli scarponi già ai piedi, pronti per unavventurosa
esplorazione. Come Alberto aprì la porta una carezza di gelido
venticello invernale, ci colpì il volto facendoci tremare,
ma fu inutile contro la nostra eccitazione. Armati di giacche a
vento, scarponi, sciarpe e guanti cincamminammo nel cortile
innevato.
Quasi non volevo che quello stupendo dipinto venisse rovinato dalle
orme colonizzanti dei miei amici, interrompendo così limpressione
dimmacolato biancore che ora troneggiava su tutta la vallata.
La volta celeste continuava ad inviarci i minuscoli messaggeri bianchi
alati. Ne colsi uno con la mano nuda; solo per pochi attimi restò
con me, lasciando dietro di sé una goccia dacqua chiara,
per poi tornare tra le nuvole perlacee. A quel punto capii. Le cose,
anche se belle, non sono fatte per durare in eterno, ma anche quellattimo
desistenza va vissuto al meglio, senza badare allaspetto,
perché anche se un elemento è piccolo, non è
detto che non valga niente. Anzi, sono proprio i più giovani,
a volte, a darci la felicità di vivere, di essere partecipi
e attori del magico spettacolo che la Natura ci offre senza chiedere
nulla in cambio. Noi siamo esseri con unanima, ma non tutti
comprendono la vera fortuna di possederne una buona e gentile, fin
quando non la perdono completamente. Tutti hanno un corpo, e questo
è un oggetto comune, che tutti possono vantare, ma lanima,
lanima è un dono raro e magico, che va donato solo
ai più rispettosi.
Il corpo è una cosa, lanima... un privilegio!
Valentina Testa (Ember Rose)
Sulzano, 17 ottobre 2005
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