Qualche nota storica
Merlin Cocai, che un distratto orecchio potrebbe abbinare ad un
famoso vino rosso, lo conosciamo invece bene ormai da anni, ma pur
ci piace qui brevemente ricordare alcune note utili a tutti: a chi
ogni anno si accinge a festeggiar il Palio del Drago ma anche a
coloro che per la prima volta questa sera si avvicinano a questa
cena con divertita curiosita'.
Ebbene, Girolamo Folengo e' il suo vero nome. "Puttinello di
stirpe folenga" nasce nel 1491 a Cipada, villaggio mantovano
oggi scomparso inghiottito dalla moderna citta'.
Il suo vagabondare inizio' presto quando il padre notaio lo invia
in quel di Ferrara per i primi studi. Torna poi alla sua Mantova
dove decide di lasciare il gioco del pallone, delle cugole, il calendimaggio,
le danze animate dai famosi pifferai mantovani, le corse con i cavalli
per il palio, la caccia coi rapaci per entrare in convento e prendere
i voti nel 1509 presso il monastero benedettino di Sant'Eufemia
fuori le mura della nostra Brescia.
Da qui Fra Teofilo (questo ora il suo nuovo nome religioso) inizia
il suo continuo movimento da monastero a monastero fino alla sua
crisi all'interno dell'ordine benedettino causata pare dalla forte
ostilita' verso l'abate Squarcialupi, capo della Congregazione.
L'abbandono del monastero avvenuto nel 1525 lo pone in una situazione
non certo facile ma sempre trova chi lo sostiene, anche durante
il periodo delle guerre lanzichenecche che lo vedono a Venezia,
Bergamo, Lonato, Cesena, Roma, Spoleto.
Sara' alla fine della guerra 5 anni dopo che, nonostante gli splendori
a disposizione presso la famiglia degli Orsini a Venezia, Teofilo,
continuando a sentire il forte richiamo della vita religiosa, decide
di intraprendere un cammino eremitico che lo portera' nel 1534,
grazie alle pressioni dell'amico duca Federico Gonzaga a rientrare
in monastero.
Ed ecco, Sulzano appare nella vita di questo "agitato frate
benedettino"
poiche' e' qui che viene inviato, nella chiesa di S.Benedetto (o
San Mauro) sul monte Capra e successivamente nello sperduto cenobio
di Santa Maria del Giogo nei boschi che circondano l'impervia via
che da Sulzano conduce alla Val Trompia.
Nonostante questo isolamento (molto piu' drastico del periodo eremitico)
Teofilo continua a scrivere producendo le passioni di santi martiri
in latino, pubblicate nella raccolta intitolata Hagiomachia e una
nuova versione delle Macaronee.
Il "macaronico", il travasare la tradizione popolare
nella cultura e nella lingua letteraria, il parlare di ricche tavole
imbandite come la descrizione del convito reale che descrive in
lingua maccheronica nel primo libro della sua piu' famosa opera
il "Baldus" : questi gli aspetti di un irrequieto personaggio
giunto per il suo peregrinare anche in quel delle nostre contrade
e che abbiamo voluto qui ricordare in occasione del banchetto cinquecentesco
che vi accingete a consumare.
Tratto dal "Baldus"
.
E per inaugurare un banchetto quali migliori parole se non queste,
tratte appunto dall'opera "Baldus" del nostro Merlin Cocai
?
"
.laggiu' corrono a valle profondi fiumi di broda che
formano un lago di zuppa, un plago di guazzetto. Si vedono andare
e venire zattere fatte con pasta di torte, sopra ci stanno le Muse
che usando reti cucite con salsicce e busecche di vitello, pescano
gnocchi, frittole e dorate Tonacelle
.
Ci sono costiere fatte di burro tenero e fresco, e sopra cento paioli
fumano fino alle nubi, colmi di tortelli, gnocchi e tagliatelle.
Le Ninfe stanno sul cucuzzolo di un'alta montagna e senza sosta
grattano formaggio su grattuge forate. Con grande zelo altre si
danno ad impastare teneri gnocchi che rotolano in frotta giu' per
il formaggio grattato e dal ciuffo del monte si voltolano fino in
fondo, diventando grassi come botti panciute
.."
"O quantum largas opus est slargare ganassas !"
Con questa esclamazione in latino maccheronico il nostro frate
benedettino esprime molto chiaramente la smisurata voglia di cibo
che i suoi contemporanei tenevano in fondo al cuore; piatti agognati,
sognati e raramente mangiati dai piu', se non nelle grandi occasioni
e nelle festivita'.
Dense zuppe di legumi, crauti, fagioli, cereali sono il cibo principale.
Le pietanze di carne sono un lusso e i dolci vengono riservati alle
occasioni speciali.
La tavola era apparecchiata con materiali poveri : legno o ceramica.
Scodelle, piatti e brocche venivano usati in comune.
Ed ora,
Slargate Ganassas e leggete un po' cosa bolle in pentola
per i vostri palati !
PRIMA PORTATA
Iniziamo con del buon lardo di porco conservato con spezie come
il pepe e alloro. E' proprio nel Medioevo che si inizia ad utilizzare
ogni parte del maiale che divenne, per facilita' di allevamento,
una delle fonti principali di carne e salumi, soprattutto per prosciutti
e salsicce.
Il pane e' arricchito da poveri cereali come il farro e la segale
che, come le verdure degli orti, nemmeno i barbari saccheggiavano
!
Curiosa l'origine della torta di Re Manfredi, re siciliano morto
scomunicato nel 1266.
Dante, che lo incontra nel Purgatorio, per chi ben ricorda scrive
:
"Biondo era e bello e di gentile aspetto
Ma l'un de cigli un colpo avea diviso
. "
Difficile e' comprendere quale sia il suo legame con fave o interiora
di pollo visto che questi sono gli ingredienti delle ricette che
a lui sono
dedicate
.. Questa torta e' infatti composta da fegatini, durelli
e cuori di pollo cucinati con spezie,verdure ed erbe aromatiche.
Si dice sia stata consumata da Re Manfredi al termine della battaglia
di Montaperti nel 1260.
SECONDA PORTATA
Il Medioevo e' il periodo delle zuppe di legumi e cereali che sostituiscono
le polente protagoniste delle tavole degli antichi Romani.
La nostra e' una bella zuppa di fave con prosciutto,arricchita
da cicorie di prato.
Ricordiamo che le fave, oltre ad essere un alimento erano usate
anche per
votare ! Le bianche per dire sì, le nere
no.
Pensate che curiosamente gli scrutatori, una volta effettuati i
conteggi, spostavano le fave dall'urna direttamente della pentola
per poi degustarne la bonta' .
TERZA PORTATA
Anche i nostri avi mangiavano la polenta, da sempre sposata ai formaggi,
alle verdure, alle carni. Per tutto il medioevo e ben oltre sulle
tavole rurali troneggiano zuppe e polente di cereali (il mais ricordiamo
arrivera' molto dopo la scoperta dell'America - 1492).
Quella che vi proponiamo e' una polenta fatta con grano saraceno.
Ma mentre la polenta era la base dell'alimentazione dei contadini,
l'abbondanza di carne era simbolo della dieta dei potenti, tanto
che all'epoca dei Carolingi le loro malefatte venivano punite con
l'astensione dalla carne !
"Pesta il prezzemolo nel mortaio e ponvi del pepe e distempera
con l'agresta. Questo savore e buono con ogni arrosto e ova lesse
: e mancando questo abbi melarance, citrangole o limoni."
E' questa una ricetta tratta da anonimo toscano del XIV secolo
ed ottima per condire carni arrosto come il nostro prosciutto leggermente
affumicato (l'affumicazione, come la salatura era al tempo un metodo
di conservazione delle vivande); viene dorato con burro e aromi
tradizionali dell'arrosto.
Non patate naturalmente in questi tempi ma le erbe degli orti che
qui sono arricchite con del saporito cascio (formaggio pecorino)
che abbiamo usato per gratinarle e rendervele piu' appetitose.
DULCIS IN FUNDO
.
Anche allora come oggi il peccato di gola era sempre in agguato,
questa sera ci concediamo questi dolcissimi bozzolati delle monache,
ricchi di miele d'acacia, uova, pinoli, mandorle e
.pepe !!!!
(Tranquilli
ci siam presi licenza di metterne pochissimo !!)
Sono dolci veramente "molto dolci", simili oggi a quelli
che possiamo assaggiare nei paesi arabi del nord africa, ma contrariamente
a quanto si puo' pensare e' proprio da noi che gli arabi durante
le loro invasioni impararono a preparare prelibatezze cosi' ricche
di zuccheri ed energia !
Piccola curiosita'
Ed ora, ben rifocillati e sazi, come non gradire DUE OSTREGHE ?!
(badate bene...si intende due OSTRICHE!)
Ebbene sì
era d'uso servire a fine banchetto, proprio
dopo il dolce,
.delle ostriche, raccolte a ceste negli allora
incontaminati mari europei !
(Ma noi non lo faremo !)
Il vino e' sempre stato utilizzato per aiutare la somministrazione
(udite udite) dei medicinali ed i vini medicamentosi erano molto
spesso prescritti ai malati ! Sono in molti a credere che fu il
grande medico greco Ippocrate il primo che, lasciando a macerare
nel vino greco forte e dolce, fiori del dittamo e dell'artemisia,
ne ottenne una bevanda digestiva e stimolante chiamata "vino
ippocratico" o appunto "ippocrasso" che abbiamo scelto
questa sera a digestione del nostro banchetto.
Durante il Medioevo la preparazione dell' ippocrasso fu influenzata
dai profumi e dai sapori delle nuove spezie portate dai veneziani,
quindi cannella, chiodi di garofano, zenzero, cardamomo, mirra o
rabarbaro.
Un' infusione di circa 15 giorni ne fa un potente tonico
.e
..
afrodisiaco !
Abbiate piacere del Vostro disnare !!
Grazie
Trattoria Cacciatore -Sulzano-
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